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Corte di Appello di Potenza: il lavoratore – Presidente del Consiglio Comunale, anche nei piccoli Comuni, può assentarsi giustificatamente dal servizio per motivi “istituzionali”

Una recentissima sentenza della Corte di Appello di Potenza, la n. 234/2017 del 28.11.2017, attraverso una corretta operazione ermeneutica dell’art. 79, comma 4, D.lgs. 267/2000 (cd. TUEL), il quale riconosce la possibilità per i lavoratori che abbiano al contempo cariche elettive negli enti locali di assentarsi dal lavoro per un massimo di 24 ore lavorative al mese, ha chiarito che la suddetta norma deve trovare applicazione anche in favore dei Presidenti dei Consigli Comunali indipendentemente dal numero di abitanti.

Questo il caso.

Un’insegnante statale, contemporaneamente Presidente del Consiglio Comunale di un Comune del Salernitano con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti, aveva presentato istanza per fruire di  5 ore di permesso dall’Istituto scolastico presso il quale presta la propria attività di docente al fine di partecipare, nella sua veste pubblica, alla locale manifestazione del 4 novembre (giornata dell’Unità nazionale e delle Forze Armate).

Il dirigente scolastico, tuttavia, aveva ritenuto la docente assente ingiustificata, con tutte le conseguenze del caso sia ai fini retributivi che contributivi.

La docente, ritenuta l’illegittimità del provvedimento, ricorreva dinanzi al Giudice del Lavoro il quale rigettava la domanda ritenendo che l’art. 79, comma 4 del d.lgs. 267/2000 consentisse di assentarsi dal posto di lavoro per un massimo di 24 ore mensili soltanto ai Presidenti dei Consigli Comunali con popolazione superiore ai 15.000 abitanti e che, dunque, non potesse trovare applicazione nel caso di specie.

La statuizione veniva gravata dalla docente, difesa dallo Studio Legale Associato Riccardi & Fenucciu, dinanzi alla Corte di Appello di Potenza.

In particolare l’appellante criticava la lettura della disposizione legislativa offerta dal primo giudice, affermando che proprio il chiaro tenore letterale della norma, che garantisce i controversi permessi ai “presidenti dei consigli comunali, provinciali e circoscrizionali, nonchè i presidenti dei gruppi consiliari delle province e dei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti”  consentiva di affermare il proprio diritto ad assentarsi dal posto di lavoro per le ore richieste, giacchè la limitazione poteva riguardare al più i presidenti dei gruppi consiliari (i quali hanno evidentemente un ruolo istituzionale differente rappresentando il loro gruppo politico e non l’intera assise comunale), non già i presidenti dei consigli comunali.

Il Collegio Lucano, nel riformare la sentenza di primo grado,  ha accolto la linea interpretativa offerta dalla difesa della docente, affermando che “la frase contenuta nella norma in esame <<nonché i presidenti dei gruppi consiliari delle province e dei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti>> è un inciso, compreso tra due virgole che, pertanto, circoscrive solo ai presidenti dei gruppi consiliari il descritto dato demografico, probabilmente correlato alla funzione non istituzionale ma politica di tali soggetti”.


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