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Contributi estrattivi: la parola alla Consulta

E’ fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 17 Legge Regione Campania 15/2005 e 19 Legge Regione Campania 1/2008 in materia di contributi dovuti dagli esercenti l’attività estrattiva all’Ente Regionale ed aventi ad oggetto, rispettivamente, un tributo imposto per la realizzazione e l’avviamento dell’aeroporto di Pontecagnano e una pretesa genericamente definita “ambientale”. Infatti anche all’indomani della L. Cost. 3/2001, che ha introdotto il cd. federalismo a Costituzione invariata, pur nella riconosciuta autonomia impositiva e tributaria degli enti locali, quest’ultima deve pur sempre esercitarsi sotto l’egida di una legge statale che detti i principi fondamentali delle nuove imposte; legge che, nel caso delle disposizioni regionali in commento, sembra essere del tutto assente con conseguente contrasto delle citate norme con gli artt. 117 e 119 Cost.
Non solo.
Il contrasto sembra porsi anche con riguardo ad altri disposizioni della Carta Fondamentale, quali l’art. 3 (principio di uguaglianza) e l’art. 41 (libertà dell’iniziativa economica), giacché i predetti tributi concernono esclusivamente l’attività di coltivazione di cave svolte all’interno della Regione Campania e non anche altre attività imprenditoriali: una discriminazione ed un ostacolo alla libera esplicazione dell’attività imprenditoriale che si manifesta sotto due profili: a) tra attività economiche che si svolgono nella stessa Regione; b) nell’ambito della medesima attività estrattiva a seconda che si svolga in Regione Campania (e quindi soggetta a tributo) o meno (e dunque esente).

Così la CTP di Napoli, con Ordinanza 1839/2016 depositata il 17 maggio 2016,  sul ricorso presentato da un’esercente l’attività estrattiva difesa dallo studio Riccardi & Fenucciu, ha confermato i dubbi di legittimità costituzionale dell’art. 17 L.R.C. 15/2005 e dell’art. 19 L.R.C. 1/2008, rimettendo gli atti alla Consulta.

Il giudice tributario analizza anzitutto le due disposizioni sospettate di incostituzionalità.

il prelievo ex art. 17 l.r. Campania 15/2005, tributo di scopo, in quanto imposto per la realizzazione e l’avviamento dell’aeroporto di Pontecagnano (SA), avente ad oggetto, quale presupposto economicamente rilevante, la gestione degli impianti di coltivazione di giacimenti di attività di cava, quali soggetti passivi d’imposta i titolari dell’attività estrattiva e quale base imponibile l’entità, in metri cubi, del materiale estratto;

il prelievo ex art. 19 l.r. Campania 1/2008, pretesa definita genericamente “ambientale”, con medesimi soggetti passivi d’imposta e base imponibile.

Successivamente la Commissione Tributaria partenopea, prendendo le mosse dalle disposizioni legislative, si pone dunque il seguente dubbio: nell’ambito del coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario regionale in materia afferente al governo del territorio, può una legge regionale validamente istituire un tributo?.

Il Giudice, escludendo preliminarmente che la materia rientri nella legislazione esclusiva regionale (trattandosi di legislazione concorrente Stato – Regioni), analizza la peculiarità dell’art. 119 Cost., come novellato dalla L. Cost. 3/2001, e richiamando a tal proposito la nota statuizione della Corte Costituzionale n. 37/2004, secondo cui “l’attuazione del disegno costituzionale relativo al sistema finanziario e tributario degli enti locali, delineato dall’art. 119 Cost., richiede come necessaria premessa l’intervento del legislatore statale, il quale, al fine di coordinare l’insieme della finanza pubblica, dovrà non solo fissare i principi cui i legislatori regionali dovranno attenersi ma anche determinare le grandi linee dell’intero sistema tributario e definire spazi e limiti entro cui potrà esplicarsi la potestà impositiva, rispettivamente, di Stato, Regioni ed enti locali, sicché deve escludersi, in materia tributaria, sia una piena esplicazione di potestà regionali autonome in carenza della fondamentale legislazione di coordinamento dettata dal Parlamento nazionale, sia la potestà delle Regioni di legiferare (se non nei limiti loro attribuiti dallo Stato) sui tributi esistenti”.

Se questo è dunque il quadro normativo di riferimento – osserva la Commissione – non sembra revocabile in dubbio che, per l’istituzione di un nuovo tributo regionale, occorra una previsione di massima, contenuta in una legge statale; previsione di massima che, per vero, manca nel caso dei tributi controversi e che li espone al vaglio di incostituzionalità per contrasto con gli artt. 117 e 119 Cost., nonché con l’art. 23 Cost. (secondo cui “nessuna prestazione patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”).

Inoltre il GT individua ulteriori possibili ipotesi di contrasto con gli artt. 3 e 41 Cost., nella parte in cui i predetti tributi applicandosi tout court agli esercenti l’attività estrattiva in Campania operano un’indebita discriminazione ed un ostacolo alla libera esplicazione dell’attività imprenditoriale tra attività di diversi settori merceologici (l’esercente l’attività estrattiva campano paga il tributo mentre ad esempio l’esercente un’attività conserviera no) e tra cavatori campani e quelli non campani (non soggetti appunto al pagamento del balzello).

Sarà ora la Consulta a fugare ogni dubbio.


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