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Category Archives: Normativa

Consiglio di Stato IV sezione, ordinanza n. 3347/2014 sull’acquisizione sanante.

La quarta sezione del Consiglio di Stato, con ordinanza n. 3347/14 rimette gli atti all’Adunanza Plenaria per la definizione dei contrasti di giurisprudenza sui poteri del commissario ad acta.

Tar Salerno, sentenza n. 965/2015 sulla disciplina dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

I giudici amministrativi con la sentenza num. 965/2015 hanno affermato: 1) la rilevanza della dichiarazione ex art. 119 V comma DPR n. 207/2010 al fine dell’ammissione alla gara;  2) l’ammissibilità e la rilevanza della clausola del bando che consente la integrazione / riduzione / sostituzione delle lavorazioni inserite dalla stazione appaltante nella lista delle quantità, ma non la loro eliminazione dall’offerta economica.

 

L’avvocato può adire, con ricorso per decreto ingiuntivo finalizzato al recupero dei crediti professionali, il tribunale del luogo ove ha la sede principale dei suoi affari (e cioè il foro presso cui è iscritto).

Cassazione Civile, Sezione VI, Ordinanza 23 marzo 2015, n. 5810.

Sanatoria di opere realizzate in presenza di un vincolo paesaggistico: Cons. Stato, sez. VI, 26 marzo 2014, n. 1472.

La sentenza del 26 marzo 2014, n. 1472 afferma, per la prima volta, il principio secondo cui il divieto di sanatoria di opere abusive in presenza di un vincolo paesaggistico non opera quando l’abusività è conseguenza dell’annullamento, in autotutela ovvero da parte del giudice amministrativo, del titolo abilitativo.

L’articolo 146, comma 4, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137) ha disposto che fuori dai casi di cui all’articolo 167, commi 4 e 5, l’autorizzazione paesaggistica non può essere rilasciata in sanatoria successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli interventi. Il richiamato articolo 167 ha stabilito che tale divieto non opera nei casi in cui: a) i lavori eseguiti non hanno determinato la «creazione di superficie utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati»; b) sono stati impiegati «materiali in difformità dall’autorizzazione paesaggistica»; c) gli interventi eseguiti sono qualificabili quali «interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria» ai sensi dell’art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia).

Svolta questa premessa nella sentenza si afferma quanto segue.

«Le norme riportate, come risulta dal loro tenore letterale, non consentono la sanatoria di interventi realizzati in assenza o in difformità dall’autorizzazione paesaggistica, ammettendo il rilascio di un provvedimento di compatibilità soltanto nel caso di abusi minori.

Si tratta di norme imperative di divieto di fattispecie specificamente descritte, con individuazione di quelle sottratte al divieto stesso.

Il legislatore non ha ricompreso nell’ambito di applicazione della disposizione in esame la realizzazione di lavori eseguiti sulla base di una autorizzazione paesaggistica rilasciata e, successivamente, annullata in sede giurisdizionale. Né sarebbe ammissibile una interpretazione analogica del citato articolo 146, comma 4, in quanto, venendo in rilievo una norma di proibizione, la stessa, per la sua natura eccezionale, non è suscettibile di applicazione a casi diversi da quelli espressamente contemplati. Ma anche a volere prescindere da tale aspetto, non sussisterebbe neanche la identità di ratio che giustifica il procedimento di interpretazione analogica: non sono, infatti, equiparabili le due fattispecie costituite, da un lato, dall’assenza o difformità dal titolo, dall’altro, dall’esistenza di un titolo invalido ma, sino alla sentenza del giudice amministrativo, pienamente efficace. Lo stesso legislatore tiene normalmente separate le ipotesi in esame: si pensi, a titolo esemplificativo, sia pure in relazione ad un ambito diverso da quello in esame, alla diversa disciplina edilizia prevista per le opere realizzate senza titolo, in difformità essenziale da esso ovvero sulla base di un atto annullato (si vedano, a tale proposito, gli articoli 31 e seguenti del d.lgs. n. 380 del 2001)».

TAR Salerno, sentenza n. 615/14: risarcimento danni e pregiudiziale amministrativa.

Il TAR della Campania sezione di Salerno, sez. prima, con la sentenza n. 615 del 25.03.2014 si è espresso in merito alla richiesta di risarcimento dei danni da parte di un professionista risultato aggiudicatario della procedura negoziata indetta da un Comune per prestazioni attinenti alla ingegneria ed all’architettura relativamente alla messa in sicurezza di un plesso scolastico.

L’avvio del procedimento di autotutela della gara, in seguito alla segnalazione di presunte anomalie da parte di un altro soggetto anch’egli partecipante alla procedura selettiva è stato motivo di ricorso ad opera del vincitore per la richiesta di risarcimento del danno ingiusto ex art. 30 comma 2° del c.p.a. per il mancato conseguimento dell’utile derivante dallo svolgimento dell’incarico.

Con la sentenza n. 615 il Tribunale Amministrativo Regionale ha affermato che “l’indagine del giudice sulla legittimità dell’atto amministrativo può svolgersi liberamente in quanto costituente verifica della “ingiustizia” del danno lamentato e, dunque, esplicarsi in termini ampi e sostanzialisti, svincolata dagli ordinari parametri (propri del giudizio ordinario di cognizione demolitoria) dei motivi del ricorso e della motivazione dell’atto.”

Nel caso di specie, il TAR ha valutato la legittimità del ricorso all’autotutela della P.A. addivenendo alla declaratoria d’infondatezza della dedotta incompatibilità tra un membro della commissione giudicatrice e il vincitore della procedura selettiva.

Tanto ha comportato il rigetto della domanda risarcitoria.