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Consiglio di Stato, III, sentenza 2231/2018. Informativa antimafia, presupposti e limiti di sindacabilità.

Afferma che:

1.pur essendo necessario che siano individuati (ed indicati) idonei e specifici elementi di fatto, obiettivamente sintomatici e rivelatori di concrete connessioni o possibili collegamenti con le organizzazioni malavitose, che sconsigliano l’instaurazione di un rapporto dell’impresa con la Pubblica amministrazione – non è necessario un grado di dimostrazione probatoria analogo a quello richiesto per dimostrare l’appartenenza di un soggetto ad associazioni di tipo camorristico o mafioso, potendo l’interdittiva fondarsi su fatti e vicende aventi un valore sintomatico e indiziario e con l’ausilio di indagini che possono risalire anche ad eventi verificatisi a distanza di tempo

2. Il rischio di inquinamento mafioso deve essere valutato in base al criterio del più “probabile che non”, alla luce di una regola di giudizio, cioè, che ben può essere integrata da dati di comune esperienza, evincibili dall’osservazione dei fenomeni sociali, quale è, anzitutto, anche quello mafioso (13 novembre 2017, n. 5214; 9 maggio 2016, n. 1743). Pertanto, gli elementi posti a base dell’informativa possono essere anche non penalmente rilevanti o non costituire oggetto di procedimenti o di processi penali o, addirittura e per converso, possono essere già stati oggetto del giudizio penale, con esito di proscioglimento o di assoluzione.

3. Gli elementi raccolti non vanno considerati separatamente, dovendosi piuttosto stabilire se sia configurabile un quadro indiziario complessivo, dal quale possa ritenersi attendibile l’esistenza di un condizionamento da parte della criminalità organizzata. Quanto ai rapporti di parentela tra titolari, soci, amministratori, direttori generali dell’impresa e familiari che siano soggetti affiliati, organici, contigui alle associazioni mafiose l’Amministrazione può dare loro rilievo laddove tale rapporto, per la sua natura, intensità o per altre caratteristiche concrete, lasci ritenere, per la logica del “più probabile che non”, che l’impresa abbia una conduzione collettiva e una regìa familiare (di diritto o di fatto, alla quale non risultino estranei detti soggetti) ovvero che le decisioni sulla sua attività possano essere influenzate, anche indirettamente, dalla mafia attraverso la famiglia, o da un affiliato alla mafia mediante il contatto col proprio congiunto.

Qui il testo integrale.

Dipendenti con precedenti penali ed informative antimafia: Cons. Stato, III, sentenza 3138/2018

Afferma che non esiste automatismo tra la presenza di dipendenti controindicati e tentativi di infiltrazione mafiosa. L’assunzione di dipendenti con precedenti penali può rilevare ai fini antimafia solo in caso di dimostrata strumentalità dell’assunzione  a rendere l’impresa strumento di realizzazione degli obiettivi dei sodalizi criminali. Qui il testo integrale.

 

Informative antimafia: Tar Napoli sent. 3634/2018. Il rinvio a giudizio ex art. 260 d. lgs. 152/2006 non produce un effetto interdittivo automatico.

Tar Napoli sentenza 3634/2018. Informative antimafia: il rinvio a giudizio ex art. 260 d. lgs. 152/2006 non basta a sorreggere l’informativa interdittiva qualora dagli atti di indagine emergano elementi di segno contrario idonei ad escludere la rilevanza, ai fini interdittivi, dei fatti oggetto di scrutinio nel giudizio penale pendente.Qui il testo della sentenza.

 

DPR 31/2017 interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o soggetti a procedura semplificata: l’informativa ministeriale.

DPR 13.12.2017 n. 31 “individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura semplificata”: l’informativa dell’ufficio ministeriale. Qui il testo integrale

Corte dei Conti – Sezione regionale di controllo per la Campania – parere 70/2018

Inammissibile la definizione agevolata ex art. 39 l. 724/1994 per gli oneri dovuti in caso di condono edilizio ed i relativi interessi Qui il testo integrale del parere

Afferma che gli oneri dovuti ex art. 39 comma 10 l. 724/1994 non sono tributi, ma “corrispettivi di diritto pubblico” obbligatoriamente posti a carico dei proprietari e commisurati ai costi sostenuti dalla collettività ed al beneficio reso.

Per tale ragione i detti oneri ed i relativi interessi sono insuscettibili di definizione agevolata dei tributi propri degli enti locali ex art. 13 l. 289/2002.