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Cass. Civ. Sez III, Sen. 26102/2016 – Validità della notificazione del ricorso per Cassazione in carenza di sottoscrizione attraverso firma digitalizzata

   La notifica a mezzo pec del ricorso per Cassazione è valida anche se la copia notificata è priva di sottoscrizione con firma digitale del procuratore. Tanto perché l’atto, anche se sottoscritto, almeno nell’originale, di proprio pugno dal difensore (e dunque non digitalmente), ove trasmesso a mezzo pec, è idoneo a realizzare lo scopo di rendere edotti i destinatari della proposizione del ricorso.   Cass.Civ. Sez.III, sen. 26102/2016 )

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sent. n. 23133/15: il compenso del CTU è dovuto in via solidale da tutte le parti del processo a prescindere dalla soccombenza.

Qualora il consulente tecnico d’ufficio non abbia ricevuto il proprio compenso dalle parti a ciò obbligate a seguito dell’emissione di decreto provvisorio di liquidazione, ed abbia inutilmente chiesto il dovuto ai soggetti indicati nel decreto di liquidazione provvisoria delle sue spettanze, secondo le percentuali ivi stabilite, le parti sono solidalmente obbligate a corrisponderlo a prescindere dalla diversa ripartizione delle medesime spese stabilita nella sentenza che ha definito la controversia (Sentenza n. 23133/15 depositata il 12 novembre 2015).

Privato può agire per indebito arricchimento P.A. senza dimostrare riconoscimento utilità dell’opera.

Le sezioni Unite, in materia di ingiustificato arricchimento della pubblica amministrazione, il riconoscimento dell’utilità dell’opera non è un requisito per l’azione di indebito arricchimento, ma spetta al giudice valutare la prova fornita dal privato sull’incremento patrimoniale dell’amministrazione. Quest’ultima, dal canto suo, non può limitarsi a non riconoscere tale incremento, ma deve dimostrare che questo non fu voluto o avvenne nella sua inconsapevolezza.

(sentenza n. 10798/2015)

L’avvocato può adire, con ricorso per decreto ingiuntivo finalizzato al recupero dei crediti professionali, il tribunale del luogo ove ha la sede principale dei suoi affari (e cioè il foro presso cui è iscritto).

Cassazione Civile, Sezione VI, Ordinanza 23 marzo 2015, n. 5810.

Risarcimento danni da illegittima sospensione dell’utenza telefonica. Tribunale di Salerno sent. 2159/2014

L’illegittima sospensione del servizio di utenza telefonica è foriera di risarcimento del danno da parte del gestore.
Tanto ha stabilito il Tribunale di Salerno con la sentenza n.2159/14 con cui ha condannato una nota compagnia telefonica a risarcire il nostro studio per i danni cagionati dalla sospensione del servizio.
I professionisti, infatti, nonostante il regolare pagamento delle bollette mensili relative alle utenze attivate, si sono visti sospendere il servizio, con gli intuibili successivi disagi, e poi addirittura risolvere il contratto di telefonia, per un preteso e rilevatosi insussistente inadempimento rispetto ad un contratto diverso, quello afferente l’ADSL, peraltro mai sottoscritto dai legali.
Il giudice di merito, ritenendo non provata la legittimità del comportamento del gestore, e soprattutto non sovrapponibili i due servizi (quello di telefonia e quello di rete), ha condannato la compagnia telefonica al risarcimento dei danni patiti dallo studio legale, risarcimento quantificato in via equitativa in € 3.000,00, oltre alla refusione delle spese legali in favore dell’avv. Fabio Ferlito che difendeva i professionisti.
Si tratta, dunque, di un importante vittoria contro le condotte unilaterali illegittime troppo spesso poste in essere dai gestori dei servizi telefonici.