Home » Ambiente » Cassazione Penale Sez. III, Sent. 31.07.2013, n. 33162: irrilevanza penale dell’attività estrattiva e poteri di vigilanza del Comune (sull’applicazione dell’art. 44 lett. a) al D.P.R. 380/2001 all’attività di cava)

Cassazione Penale Sez. III, Sent. 31.07.2013, n. 33162: irrilevanza penale dell’attività estrattiva e poteri di vigilanza del Comune (sull’applicazione dell’art. 44 lett. a) al D.P.R. 380/2001 all’attività di cava)

La Cassazione Penale Sez. III, con la sentenza n. 33162 del 31.07.2013 si è espressa in merito al sequestro preventivo di una cava e relative attrezzature in relazione al reato al D.P.R. n. 380/2001 art. 44, lett. b) “ […] nei casi di esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione”; contestato perché non era stato rispettato l’ordine del sindaco di cessazione della attività di coltivazione per essere la relativa autorizzazione all’esercizio della cava scaduta nel 2009 e perché l’attività era difforme da quanto previsto dalla autorizzazione in quanto svolta su superficie maggiore e con estrazione di una maggiore quantità di inerti.
La Corte Suprema ha affermato che sulla mancanza o il venire meno dell’autorizzazione per l’attività estrattiva non può configurarsi il reato menzionato (D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, art. 44, lett. b)) in quanto: se è vero che l’attività di cave e torbiere deve svolgersi nel rispetto della pianificazione territoriale comunale, configurandosi, in difetto, (cioè in caso di svolgimento della stessa in zona non consentita), la contravvenzione di cui al D.P.R. n. 380 del 2001 art. 44, lett. a), è altresì vero che l’autorità comunale non ha potere di controllo, ne’ sotto forma di autorizzazione, ne’ di concessione, perché l’attività urbanistica è strettamente correlata agli insediamenti sul territorio e, per quanto questi possano diversificarsi, è certo che non è ritenuta tale un’attività estrattiva.
Viene inoltre affermato che, il reato contestato, non è neanche astrattamente configurabile sotto il profilo della difformità della attività rispetto alla autorizzazione estrattiva, applicando in tal modo in via analogica la norma penale che punisce l’attività in difformità dal permesso di costruire alla ipotesi di attività in difformità della autorizzazione estrattiva. Si darebbe luogo ad una inammissibile applicazione analogica in mala partem di una norma penale oltre che illogica, dal momento che, sottolinea la sentenza, è pacifico che la norma in esame non potrebbe applicarsi per l’ipotesi di totale mancanza di autorizzazione estrattiva.


Post a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *