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Cassazione Civile, ordinanza n. 49 del 3.1.2018; sulla decorrenza del termine breve per ricorrere in Cassazione ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c.

Per effetto delle modifiche introdotte dall’art. 54 del D.I. n. 83 del 22 giugno 2012, agli artt. 348 bis e 348 ter c.p.c., nel caso in cui sia pronunciata l’inammissibilità dell’appello perché “non aveva ragionevole probabilità di essere accolto”, la parte soccombente nel giudizio di primo grado può proporre ricorso in cassazione avverso quest’ultima pronuncia. 

E’ una norma questa, per vero non scevra da copiose critiche delle dottrina,  avente effetto dirompente nel nostro ordinamento dal momento che, a seguito della sua introduzione, la declaratoria di inammissibilità dell’appello non fa passare in giudicato la sentenza di primo grado (cd. principio di consumazione dell’impugnazione), potendo questa essere impugnata, sia pur nei limiti dei motivi specifici esposti con l’atto di appello,  dinanzi alla Suprema Corte.

Con l’ordinanza in commento, la numero 49/2018 del 3 gennaio 2018, i Giudici di Piazza Cavour si sono occupati del termine breve concesso –  ai sensi dell’art. 325 c.p.c. –  al soccombente al fine di  proporre ricorso per Cassazione contro la statuizione di prime cure.

La Suprema Corte ha affermato che “ai fini della decorrenza del termine per impugnare, l’art. 348 ter prevede che il termine perentorio cd. breve di cui al comma 2 dell’art. 325 c.p.c.  decorra dalla comunicazione dell’ordinanza del giudice di appello, ovvero – ma solo se anteriore – dalla notificazione di essa eseguita da una delle parti”.

Ciò che però risulta particolarmente rilevante nella decisione è che la Cassazione ha ritenuto sufficiente ai fini del decorso del suddetto termine breve (60 giorni) per impugnare la sentenza di primo grado che la comunicazione dell’ordinanza possa avvenire sia in via ordinaria che a mezzo pec.

Nel caso deciso, in particolare, i giudici di legittimità hanno dichiarato l’inammissibilità del ricorso per tardività dello stesso, atteso che era stato notificato entro i sessanta giorni dalla notifica dell’ordinanza di appello effettuata dalla controparte presso il procuratore costituito del ricorrente, ma oltre il sessantesimo giorno dalla comunicazione dell’ordinanza di inammissibilità del gravame, giunta a mezzo pec dalla cancelleria della Corte d’Appello prima della suddetta notifica.

 


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