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Cassazione 29146/2017: sottoscrizione doppia del modulo CAI presunzione iuris tantum sulle modalità con cui è accaduto il sinistro

La Cassazione, con l’ordinanza n. 29146 del 6.12.2017, si preoccupa di rispondere alla domanda sulla valenza probatoria da attribuire alle dichiarazioni contenute nel modulo C.A.I. (Constatazione Amichevole di Incidente) recante la sottoscrizione di entrambi i conducenti coinvolti in un sinistro stradale.

Sul punto va sin da subito segnalato che la giurisprudenza non è stata sempre univoca, nascendo essenzialmente i problemi interpretativi sia dalla circostanza che l’assicuratore del danneggiante è soggetto terzo rispetto ai dichiaranti sia dalla possibilità che il conducente dichiarante sia soggetto diverso dal proprietario del veicolo.

Da un punto di vista squisitamente normativo, la materia è disciplinata dall’art. 143 co. 2 Cod. Ass. Priv. (che a sua volta richiama l’art. 5, comma 2, L. 29/1977) , secondo cui: “Quando il modulo sia firmato congiuntamente da entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro si presume, salvo prova contraria da parte dell’impresa di assicurazione, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze risultanti dal modulo stesso”.

Come detto tuttavia in giurisprudenza gli orientamenti sono stati più che ondivaghi nel corso del tempo.

Ed invero, secondo una prima impostazione, la presunzione semplice introdotta dalla legge avrebbe potuto operare soltanto in fase stragiudiziale. Nel caso opposto, ossia quando il C.A.I. sia utilizzato nel corso del giudizio, “trattandosi di dichiarazioni rese da un soggetto diverso dall’assicuratoresono liberamente apprezzabili dal giudice allo stesso modo delle dichiarazioni confessorie rese da un terzo”  (Cass. Civ. 4369/2002).

Secondo altro orientamento (Cass. Civ. 4007/2004), invece, la valenza probatoria del modulo C.A.I. sarebbe differente a seconda che le dichiarazioni confessorie siano opposte al conducente che le ha rese (confessione giudiziale ex art. 2735 c.c.), al proprietario del veicolo (alcun effetto confessorio essendo liberamente apprezzabile dal giudice), ovvero ancora alla compagnia assicurativa (presunzione “iuris tantum).

A dirimere i contrasti insorti ci hanno pensato le Sezioni Unite che, con la sentenza 16376/2006, hanno affermato che le dichiarazioni contenute nel modulo C.A.I. non possono fare piena prova nei confronti di alcuno dei litisconsorti chiamati in giudizio, ma non per questo possono considerarsi alla stregua di semplice prova liberamente apprezzabile, essendo le stesse idonee a fondare una presunzione semplice nei confronti di tutte le parti del giudizio.

Fa proprio questo indirizzo anche la recentissima statuizione del 6.12.2017, n. 29146, qui in commento,  secondo cui la “sottoscrizione congiunta, da parte di entrambi i conducenti, del modello CAI […] determina una presunzione, valida fino a prova contraria, del fatto che il sinistro si sia verificato con le modalità ivi indicate”.

Precisano infine i giudici di Piazza Cavour che la suddetta presunzione “è superabile, ma occorre che il giudice del merito ne spieghi le ragioni”.

Di qui l’errore in cui, secondo la S.C., è incorso il Tribunale adito in sede di gravame il quale, pur non mettendo in dubbio l’esistenza del sinistro ha tout court ritenuto che le concrete modalità di accadimento del sinistro indicate dall’attrice non avessero trovato adeguati riscontri oggettivi, senza spiegare tuttavia quale sarebbe potuta essere l’effettiva dinamica dell’incidente.

 


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