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Monthly Archives: febbraio 2015

Cassazione Penale Sez. III, Sent. 31.07.2013, n. 33162: irrilevanza penale dell’attività estrattiva e poteri di vigilanza del Comune (sull’applicazione dell’art. 44 lett. a) al D.P.R. 380/2001 all’attività di cava)

La Cassazione Penale Sez. III, con la sentenza n. 33162 del 31.07.2013 si è espressa in merito al sequestro preventivo di una cava e relative attrezzature in relazione al reato al D.P.R. n. 380/2001 art. 44, lett. b) “ […] nei casi di esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione”; contestato perché non era stato rispettato l’ordine del sindaco di cessazione della attività di coltivazione per essere la relativa autorizzazione all’esercizio della cava scaduta nel 2009 e perché l’attività era difforme da quanto previsto dalla autorizzazione in quanto svolta su superficie maggiore e con estrazione di una maggiore quantità di inerti.
La Corte Suprema ha affermato che sulla mancanza o il venire meno dell’autorizzazione per l’attività estrattiva non può configurarsi il reato menzionato (D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, art. 44, lett. b)) in quanto: se è vero che l’attività di cave e torbiere deve svolgersi nel rispetto della pianificazione territoriale comunale, configurandosi, in difetto, (cioè in caso di svolgimento della stessa in zona non consentita), la contravvenzione di cui al D.P.R. n. 380 del 2001 art. 44, lett. a), è altresì vero che l’autorità comunale non ha potere di controllo, ne’ sotto forma di autorizzazione, ne’ di concessione, perché l’attività urbanistica è strettamente correlata agli insediamenti sul territorio e, per quanto questi possano diversificarsi, è certo che non è ritenuta tale un’attività estrattiva.
Viene inoltre affermato che, il reato contestato, non è neanche astrattamente configurabile sotto il profilo della difformità della attività rispetto alla autorizzazione estrattiva, applicando in tal modo in via analogica la norma penale che punisce l’attività in difformità dal permesso di costruire alla ipotesi di attività in difformità della autorizzazione estrattiva. Si darebbe luogo ad una inammissibile applicazione analogica in mala partem di una norma penale oltre che illogica, dal momento che, sottolinea la sentenza, è pacifico che la norma in esame non potrebbe applicarsi per l’ipotesi di totale mancanza di autorizzazione estrattiva.

Risarcimento danni da illegittima sospensione dell’utenza telefonica. Tribunale di Salerno sent. 2159/2014

L’illegittima sospensione del servizio di utenza telefonica è foriera di risarcimento del danno da parte del gestore.
Tanto ha stabilito il Tribunale di Salerno con la sentenza n.2159/14 con cui ha condannato una nota compagnia telefonica a risarcire il nostro studio per i danni cagionati dalla sospensione del servizio.
I professionisti, infatti, nonostante il regolare pagamento delle bollette mensili relative alle utenze attivate, si sono visti sospendere il servizio, con gli intuibili successivi disagi, e poi addirittura risolvere il contratto di telefonia, per un preteso e rilevatosi insussistente inadempimento rispetto ad un contratto diverso, quello afferente l’ADSL, peraltro mai sottoscritto dai legali.
Il giudice di merito, ritenendo non provata la legittimità del comportamento del gestore, e soprattutto non sovrapponibili i due servizi (quello di telefonia e quello di rete), ha condannato la compagnia telefonica al risarcimento dei danni patiti dallo studio legale, risarcimento quantificato in via equitativa in € 3.000,00, oltre alla refusione delle spese legali in favore dell’avv. Fabio Ferlito che difendeva i professionisti.
Si tratta, dunque, di un importante vittoria contro le condotte unilaterali illegittime troppo spesso poste in essere dai gestori dei servizi telefonici.

L’adunanza plenaria chiarisce la portata del soccorso istruttorio nelle gare di appalto con la sentenza n.16/2014

Nell’ottica della semplificazione, il Consiglio di Stato nella sua massima composizione con la sentenza n.16/2014 indica la linea da seguire nelle dichiarazioni necessarie per la partecipazione alle procedure ad evidenza pubblica con particolare riguardo alla fase della verifica della documentazione amministrativa ed alla conseguente ammissione dei concorrenti. Più specificamente si obbliga la stazione appaltante ad assegnare un termine non superiore a dieci giorni per la produzione o l’integrazione delle dichiarazioni carenti, imponendo l’esclusione dalla gara “solo” in caso di inadempimento alla detta richiesta.